“JAZZFRIENDS (2011 – raccolta)A parte pochi brani leggerini e noiosi (“Let me to dream” è un mortorio da piano bar), questa raccolta è piacevole e variegata. Diffido sempre delle raccolte perché si cerca di accattivarsi un pubblico vasto, e quindi si preferisce talvolta l’orecchiabile e il commerciale al pezzo migliore. “TWO 4 YOU” (Paolo Pavan Quartet) è un brano molto tradizionale, sassofono-pianoforte dalla calma soffusa. Tutto un assolo dall’inizio alla fine (e ciò mi piace) senza molte varianti melodiche con una ritmica soft, piuttosto ricca. “MEDITERRANEAN TANGO” (Pasqualino Ubaldini), guidato dal basso e dal pianoforte, presenta una chitarra che crea una linea melodica lieve ma virtuosa. Si dà un minimo tocco orientaleggiante e l’atmosfera non diviene mai banale. Un pezzo centrale dinamico, ma breve, fornisce un inserto originale alla composizione. “L’ATTESA” (Marco Preti/Tito Macchiarella) è un progressive jazz. Anche qui è la chitarra si fa centrale e la chitarra rimane il mio strumento preferito anche nel jazz. Presente in modo importante anche la tastiera. Il tutto su una ritmica inquieta, piena di controtempi e movimento, anche se ad un certo punto smette affinchè il brano termini un po’ irrealmente. In “KISS ME ON 7” (Alien) il giro iniziale di basso mi ricorda la band hard rock degli Iron Butterfly. In realtà il pezzo è ben altro, con la sua spolverata di psichedelia ed un sassofono intenso sopra una batteria iperattiva a cui si aggiungono tastiere giocose. Il basso rimane fondamentale in quanto sostegno esplicito della costruzione. Forse il pezzo più bello di tutto il disco. “WINTER BLAST” (Mag Mokrane Akim Gilles) inizia etereo; quando entra in gioco la batteria, prima s’inserisce leggera poi diventa più incisiva in una ritmica lineare non eclettica. Pause e movimenti variano il pezzo dove è la chitarra lo strumento principale, con un suono caldo. Tutto il pezzo possiede una anima ariosa ma pare non concludere adeguatamente, perché non si sviluppa, sembra un aborto di qualcosa che ci si aspettava. Ottimo spunto non portato a termine. “AZULEJOS” (Jac) non è affatto Jazz, anzi sembra un pezzo acustico delle ballate tipo Scorpions, band Heavy Metal. La parte acustica della chitarra diventa persino elettrica alla fine, così come è nello stile della band tedesca. E’ comunque una bella canzone, basata sulla struttura e poco sul virtuosismo; qui non si può parlare di assolo ma di linea prettamente melodica portata avanti proprio dalla chitarra. Una linea melodica ricca e funzionale al pathos che regala. Devo dire che nel disco 2011 degli Yes, la strumentale chitarristica di Howe è meno bella di questa. “A CAT IN LOVE JAM” (PeereGynt Lobogris Friends) non è tra le migliori, ma il continuo cambiamento e alcune atmosfere, insieme all’allegria e alla spensieratezza, ne fanno una composizione fresca e intelligente. Chitarra; tastiere; batteria; basso…ogni strumento ha il suo breve momento di gloria, soprattutto mi è piaciuto il basso. Il finale è l’apice energetico, che conclude anche il disco. Non siamo di fronte a situazioni di altissimo livello, eccetto per alcune song, e non si tratta qui di puro jazz (a volte si sente dell’altro…pop compreso), però ho l’impressione che il jazz mi stia piacendo troppo….colpa di chi mi presta i dischi (chi ha orecchie per intendere intenda). Sky Robertace Latini”
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“SUMMER JAZZ (raccolta – 2011)
Continuo a recensire i dischi di Jazz che ascolto e non so se faccio bene. Infatti non riesco a districarmi tra Acid-jazz; Cool-jazz; Free-jazz; Fusion; eccetera. O meglio, percepisco queste variabili senza poterne recepire perfettamente il contesto tecnico-storico-culturale, e quindi non riuscendo a collocarle in uno schema. Ma in fondo rimane musica da vivere, un arte da gustare senza sovrastrutture mentali. Se volete recensioni di gente super esperta cercate gli addetti ai lavori. Io racconto del jazz con la mia sensibilità da rocker, perché in fondo trovo nel jazz cose che mi attirano e che mi ispirano godimento. “PEBBLES & WEED” (Ergo – Aggo Mix) è una suadente e fosca atmosfera lenta, che freme grazie anche alla voce femminile che canta calda e densa. I fiati fanno da contorno rendendo la canzone piena di suspance. Brano molto bello. “UN SOIR A VENISE” (Tom La Meche) possiede un sound classicissimo. Ritmo non veloce, sudamericano (non proprio il mio preferito), e tastiera che ridonda con suoni riverberati prima di dare accesso alla chitarra, momento più bello del pezzo profondendosi in un assolo interessante. Tutto con molta calma nonostante la sei corde abbia un carattere forte. “I’M GRATEFUL” (Walter Mazzacano) suona divertente anche se non ridanciano. Chitarra supportata dalla tastiera in un frizzante andante, alternandosi a brevi momenti più intimisti. E’ una allegria cheta e rilassante. “JAZZEANDO EN COLORES” (Dave Imbe.) debutta con un giro di basso che mi ricorda “Ma chi se ne importa” di Gianni Morandi. Il basso rimane sempre nella struttura portante del pezzo che non perde mai il ritmo e prosegue incalzante fino a fornire un altro giro che stavolta ricorda “Gioca Juè” di Cecchetto. Non so se sono citazioni o l’autore non ci abbia fatto caso, resta però un ottimo pezzo dove il pianoforte solista si associa a fiati in una atmosfera molto originale ed eclettica, con animo molto “fun”. Anche “MOTHIA” (Starlaband) mi appare “sui generis” col suo ritmo e i fiati soul blues e con la chitarra distorta piuttosto rock. Sound che s’impone energicamente, e all’interno anche il basso vuole proporre un suo assolo, per quanto piccolo, poi ecco pure il pianoforte solista. Ritroviamo Ubaldini, già presente nella raccolta “Jazzfriends”, con un brano differente: “ALGARVE” (Pasqualino Ubaldini). Percussioni, e sopra si pone una chitarra acustica molto gentile che lascia spazio anche ad un pianoforte dalle stesse connotazioni dolci ma leggermente più dinamiche. Alla fine la sezione ritmica inserisce i piatti che accompagnano i solisti verso la fine con una atmosfera di malinconia, lasciando finire alla chitarra che riprende il tema principale. Begli assoli e buone tematiche. Certo, brani che non mi dicono nulla ci sono, ma il livello medio è relativamente alto (tra i brani minori non male nemmeno “Acoustic Lounge Guitar” e “Homerdose”). Sky Robertace Latini”